Stimolare il linguaggio non è complicato: si regge su due pilastri semplici. Ecco quali sono e come metterli in pratica ogni giorno, senza forzare.
1. Un input linguistico ricco
Parlare molto e in modo chiaro al bambino, nominando ciò che fate, descrivendo il mondo intorno a lui. Il bambino impara le parole che sente più spesso e in contesti significativi: la quantità e la qualità del linguaggio che riceve fanno la differenza.
2. Allenare l’ascolto
Prima di produrre le parole, il bambino deve distinguere i suoni della sua lingua. Canto, ripetizione e ascolto attivo allenano questa discriminazione uditiva, l’attenzione e la memoria sonora: è l’educazione dell’orecchio.
Da che età
Fin dalla nascita, e anche dalla gravidanza. Il metodo ETFES© di Memima unisce questi due pilastri in un percorso per fasce d’età, da 0 a 6 anni, senza schermi, in circa 10 minuti al giorno.
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Domande frequenti
Quali sono i punti chiave per stimolare il linguaggio?
Due su tutti: parlare molto e in modo chiaro al bambino (input ricco) e allenare l’ascolto, cioè la capacità di distinguere i suoni. Da questi due pilastri —linguaggio ricevuto ed educazione dell’orecchio— nascono le prime parole.
Come si allena l’ascolto nel bambino?
Con suoni chiari, canto, ripetizione e ascolto attivo di pochi minuti al giorno. L’educazione dell’orecchio insegna a distinguere i suoni della lingua, un passo necessario prima di produrli.
Da che età iniziare?
Fin dalla nascita, e anche dalla gravidanza. Il metodo ETFES© di Memima accompagna da 0 a 6 anni, per fasce d’età, senza schermi, in circa 10 minuti al giorno.